L’edificio

Lo stabile fu inaugurato come Centro Civico nel 1962 insieme al complesso residenziale INA-Casa all’interno di cui si colloca: il “Villaggio Portazza”. Si tratta di un intervento estremamente importante, sia a livello storico, come testimonianza della ricostruzione delle città, che a livello architettonico, per le scelte stilistiche, ed anche dal punto di vista sociale, per la sua destinazione d’uso. Il progetto venne affidato all’architetto Francesco Santini (1904-1976), allora una delle più importanti personalità architettoniche in città, e principale protagonista bolognese dell’ultima stagione del razionalismo e di altri progetti INA Casa.

L’edificio è costituito da tre piani sfalsati. Al piano interrato ci sono due palestre e i servizi annessi, oltre ad un ampio ingresso che mette in comunicazione il giardino con il piano superiore, dove si trovano gli ambienti destinati al custode (cucina, soggiorno, due camere e due bagni) e nel fronte sulla piazza è realizzato un ampio auditorium oltre ad una serie di ambienti rettangolari e flessibili pensati per ospitare uffici, aule e biblioteca. E’ chiara l’intenzione dei progettisti di dar vita ad uno spazio per far incontrare le persone, uno spazio flessibile ed adattabile, in cui viene coltivato e rafforzato il senso di collettività e comunità.

Le sue condizioni oggi

L’ex centro civico si presenta oggi leggermente diverso rispetto a come è stato progettato. In particolare è l’area a destra dell’ingresso dalla piazza superiore, dedicata al custode, che risente maggiormente delle

modifiche avvenute in corso d’opera e dovute al suo uso successivo come scuola elementare. Di fatto questa parte non è più stata ‘dedicata’ alla vita privata del custode ma ospita invece alcune aule/uffici, la cucina ‘scolastica’ e due bagni di servizio.

L’edificio presenta tutti i più evidenti segni dell’abbandono a cui è stato condannato da circa 30 anni. Il manto di copertura, ripristinato a cura di ACER nella primavera 2015 per permettere la prosecuzione del progetto, aveva perso da diversi anni la sua capacità di impermeabilizzazione, comportando consistenti infiltrazioni con evidenti danneggiamenti alle finiture, agli infissi e alle strutture di copertura (tale danno è stato dichiarato ingente a seguito di specifica perizia a cura di ACER). Altri danni invece sono dovuti ad alcuni episodi di vandalismo (vandalismo grafico, rottura di alcuni vetri e danneggiamenti interni a finiture e arredi fissi),

Francesco Santini

Francesco Santini (1904-1976) è con certezza uno dei protagonisti del panorama architettonico bolognese, una posizione testimoniata tuttora attraverso il considerevole numero di opere realizzate durante la sua attivissima carriera professionale.
Diplomato all’Accademia di Belle Arti e solo successivamente laureato in Architettura, proveniente come tanti altri suoi coetanei compagni di professione da una formazione di tipo accademico, ha saputo assimilare ben presto i paradigmi della migliore cultura architettonica europea, rivolta con fervore all’elaborazione dei principi del razionalismo.
I progetti concepiti per l’Istituto Autonomo Case Popolari, a Bologna e in provincia, testimoniano questa approfondita conoscenza, con autentici capolavori come il Villaggio della Rivoluzione Fascista nei pressi del Littoriale del capoluogo.
Con questi lavori, affiancati dai progetti per la nuova Via Roma (oggi via Marconi), Santini si qualifica decisamente come uno dei principali protagonisti del razionalismo bolognese.

Se gli interventi residenziali ideati per l’Istituto hanno dato un segno alle nuove zone di espansione della città, allo stesso tempo Santini è stato il raffinato progettista a fianco degli imprenditori privati di quel periodo, con opere spesso concepite per una radicale ricostruzione del centro storico nel secondo dopoguerra.
Alla base del suo lavoro lo studio di originali soluzioni tipologiche e compositive tra le più articolate, pur nella costante applicazione di un linguaggio espressivo sempre attento al particolare, che distingue e rende le sue architetture riconoscibili con immediatezza nel panorama urbano.
La padronanza delle tecniche costruttive, lo studio puntuale dei dettagli e delle finiture, l’uso cosciente dei materiali e dei cromatismi, sono oggi testimoniati dalle opere stesse, che si mostrano pressoché intatte dopo decenni di vita urbana, ancora fedeli nel riproporre le intenzioni dell’autore.

(Fonte: Daniele Vincenzi, http://www.studiovincenzi.net/ciclovisita-francesco-santini/ )